Ricerca e tradizione, sogno ed introspezione. |
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L'arte di Marco Ermini è legata alla storia dell'arte italiana e fiorentina, dal Rinascimento ai nostri giorni. Nella sua ricerca pittorica Ermini intende riflettere l'immagine della dimensione umana, in un percorso che vuol essere sia mentale che emozionale, di segno e colore, materia e gesto, recuperando il disegno compositivo pittorico di rinascimentale memoria. La seduzione della terra del Chianti, con la morbidezza del suo paesaggio collinare, emerge nella ricerca della rotondità e della essenzialità del tratto, nell'equilibrio tra forma e colore, nella suggestione dinamica che le opere di Ermini evocano. L'ossessione per la materia ed il godimento che deriva dalla sua utilizzazione accompagnano da sempre l'espressione pittorica dell'artista, non solo nella scelta dei materiali su cui dipingere, ma anche nella rappresentazione stessa, nella quale la figura umana o animale, pur nella tensione dirompente, acquista una dimensione materica attraverso le sfumature ed i chiaroscuri. Uno degli intenti del pittore è quello di dare una lettura universale dell'immagine attraverso la rappresentazione di moduli ancestrali primari di intuizione e di pensiero che emergono nei sogni o nei miti. Ed è la poetica degli archetipi, chiavi immaginifiche per entrare nel mondo dei simboli, che, rappresentando esperienze comuni a tutti gli uomini, rendono l'opera di Ermini allo stesso tempo semplice, per l'accessibilità della visione, e complessa, per la profondità delle sensazioni che è in grado di provocare. La maturità artistica di Ermini trova compimento nella parte introspettiva del suo percorso pittorico. Qui l'uomo e le proprie difficoltà esistenziali sono al centro dell'opera, sempre di grande formato. La tecnica utilizzata è decorazione a spatola con stucco e colori in polvere su 4/6 pannelli in iuta. La suddivisione dei vari pannelli conferisce alle opere il ritmo della vitalità espressiva; la materia-iuta è riempita da una tavolozza di colori limitata su cui il gioco infinito delle sfumature crea una suggestione scultorea. Il disegno non colma i confini ma delinea sempre uno spazio vuoto, una figura di tela grezza che l'artista identifica nello sconcerto della dimensione umana. Tale sconcerto e lo squilibrio (apparente) che ne deriva è riequilibrato nel momento in cui si accetta di giocare con l'immagine e con le emozioni che essa provoca. L'interazione catartica fra ciò che vediamo e ciò che riusciamo ad interpretare e sentire intende stimolare la nostra personale dialettica della visione, che nella realtà quotidiana è sopita, coperta dal primato della comunicazione e dei mezzi attraverso i quali essa pervade la vita. |